Ansia da separazione nei neonati

La chiamano la paura dell’abbandono.

Inizia proprio all’ottavo mese. Quante si ritrovano in questa situazione?
Ho deciso di assecondare Emanuele nelle sue esigenze, e spero proprio di aver fatto la scelta giusta. Ne ho parlato a lungo con la pediatra, e mi ha spiegato che questa fase passerà, e che è inutile lottare, ma era meglio per entrambi trovare un punto di incontro.


L’ansia da separazione nasce dal timore di essere abbandonato dalla mamma e compare generalmente intorno all’ottavo mese di vita. Si mostra, in alcuni casi, con nervosismo, difficoltà ad addormentarsi, ed i famosi risvegli notturni che ultimamente affliggono le nostre notti, oltre a pianti disperati quando la mamma si allontana dal campo visivo del bambino. Solitamente capita a tutti i bambini, che più o meno verso questa fascia d’età mostrano un atteggiamento più irrequieto, anche se è sempre apparso un bambino solare, come nel mio caso lo è Emanuele. Ecco perché sto vivendo questo periodo come il più difficile, visto che gestisco la casa, ed il mio lavoro spesso da sola, senza aiuti esterni, se non il rientro a casa di mio marito. Mi è stato detto che forse gli avevo dato il “vizio” ( che brutto termine) delle braccia, dal momento in cui non riesce a riposare lontano dal mio contatto per più di quindici minuti, obbligandomi quindi a rimandare qualsiasi cosa, che sia una doccia in totale relax o una faccenda domestica, a quando rientra il padre, rendendo così i miei impegni ingestibili. Ma di vizio non si tratta, per fortuna, anche perché vivendo la mia condizione in egual modo da sempre, non avrei potuto trascorrere le ore con lui in braccio e svolgere tutti gli altri impegni che ho. E visto che abbiamo sempre tutti la spina nel fianco di chi, non vedendoti abbastanza avvilito, ti dà il colpo di grazia finale facendoti sentire anche incapace e con un velato senso di colpa. Come si sul dire a Napoli ” cornuto e mazziato“. Insomma, parlare con la pediatra mi ha aiutata a capire, a ritrovare un po’ di autostima persa, e sopratutto ad accettare la situazione trovando nuovi equilibri. Inutile passare notti di pianto per entrambi, meglio coccolarci nel letto e se si risveglia di notte e vuole stare con me, anche se il momento di nervosismo ci sta tutto, mi alzo e accolgo la sua richiesta. Ma andiamo al dunque.
L’atteggiamento della mamma è fondamentale nella gestione e quindi nel passaggio di questa fase un po’ delicata del bambino. Se loro ci sentono spaventati o peggio, arrabbiati ( e questo devo ammettere che nel mio caso capita spesso ultimamente) creiamo un meccanismo di paura maggiore nel bambino che avrà difficoltà a calmarsi. Bisogna quindi aiutare il bambino offrendo amore e tranquillità, e per fare questo dobbiamo essere noi ad accettare il momento e far di tutto per farlo passare quanto più indolore. Aggiungici anche, come nella maggior parte dei casi, che questa fase ha con sé la fuoriuscita dei primi dolorosi dentini, ed il quadro sarà chiaro.
Tra i consigli che mi sono stati dati, oltre ad assecondarlo e coccolarlo, magari anche tenendolo un po’ di più nel lettone con noi, è stato quello di offrirgli un pupazzo o una maglia che abbia il nostro odore per farci sentire vicino anche se in quel momento non lo siamo fisicamente. Io ho trovato un piccolo ma fondamentalmente aiuto in mio marito. La notte può capitare che sia lui ad offrirgli la bottiglina di latte per farmi riposare almeno tre ore di fila, e che sia latte materno o artificiale non importa, è a discrezione indiscutibile della madre.
È quindi normale che i nostri bambini, seppur socievoli possano iniziare a mostrare atteggiamenti positivi nel caso in cui è in presenza di un viso familiare e al contrario, atteggiamenti negativi nel caso invece è in presenza di un volto estraneo. Non c’è da dispiacersi, anzi, questo è un passaggio fondamentale per lo sviluppo delle sue capacità relazionali e sociali, ed è una fase del tutto transitoria. Inoltre bisogna sapere che i bambini non hanno ancora la cognizione spazio temporale, quindi, anche se noi ci allontaniamo per un paio di minuti, lui si sente abbandonato per sempre con la paura che la mamma non torni più.
Bisogna quindi gestire questa fase nella maniera più tranquilla del mondo, e so per prima che non è facile. Spesso mi faccio prendere dallo sconforto, dai sensi di colpa, ed anche dal pianto. Ma dobbiamo ricordarci che i nostri bimbi sono delle spugne e che il nostro atteggiamento favorirà o peggiorerà l’inizio e la fine di questa fase.
Insomma, a noi basta poco per recuperare le energie. Lo guardo sorridere e sento che tutto passa, saperlo sereno mi ripaga di tutta la stanchezza accumulata. Dovremmo piuttosto educare chi ci sta intorno ad essere altrettanto comprensivi e non dare giudizi affrettati o consigli non richiesti. In fondo, questa fase di crisi riguarda sia il bambino che la propria mamma. Ma di questo ne parleremo più avanti con il prossimo articolo.


Fai bei sogni. Anzi, fateli insieme. Insieme valgono di più.
(Massimo Gramellini)

Un commento Aggiungi il tuo

  1. silvia ha detto:

    Bellissimo articolo anche io con il mio Diego di dieci mesi siamo entrati in questa fase…é diventato più tenero e vuole più coccole rispetto a prima….e questi dentini sono micidiali povero:(

    Mi piace

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