Riflettere sempre, prima di giudicare

Stamattina sono andata dal medico. Emanuele era sveglio dalle 5,15 e finalmente nel tragitto in auto si è addormentato. Siamo arrivati con poco anticipo, e nella sala d’attesa c’era solo una mamma prima di me, con il suo piccolo di quasi tre anni. Era bellissimo. Purtroppo però, ha iniziato ad urlare molto forte, tanto da innervosirmi perché temevo che disturbasse il sonno di mio figlio. Certe volte noi mamme abbiamo un egocentrismo non da poco, e questo è un lato di me che devo imparare a correggere.
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Pochi giorni prima avevo seguito alle iene il servizio di Giulio Golia ( le Iene) che incentrava l’attenzione sui ragazzi con problemi di spettro autistico, ed altre patologie che solo a nominarle fanno “paura”. Parlo erroneamente di paura perché non dovrebbe essere così, in realtà noi abbiamo paura di ciò che non conosciamo, e spesso reagiamo nella maniera più scorretta. Ci allontaniamo, facciamo finta di non vedere. Ma chi stabilisce cosa sia normale o no? Chi stabilisce cosa sia giusto o meno? Ho ascoltato con le lacrime agli occhi le interviste fatte ai genitori di questi ragazzi, che per anni hanno visto i loro figli esser allontanati dal mondo, dagli amici, essere denigrati, essere abbandonati. Poi mi ha fatto ancora più male sentire le parole di alcuni di questi ragazzi, che non sembra ma si accorgono di essere esclusi dai compagni di classe, che si accorgono di assumere degli atteggiamenti che non sempre vengono compresi e neanche loro sanno spiegarne il motivo. Mi si è stretto il cuore, in particolar modo quando una mamma ha raccontato un episodio in cui la sua bimba si è gettata a terra, urlando e scalciando, e lei si è sentita osservata e giudicata come madre incapace, perché la gente si ferma alle apparenze e non sa che dietro ci potrebbero essere infiniti motivi, molti per i quali noi dovremmo solo ammirare queste famiglie, che hanno una forza incredibile ed un amore sconfinato, e devono “lottare” contro l’ignoranza delle persone. E quando parlo di ignoranza, non intendo offendere. Ma semplicemente do a questa parola il significato più puro e semplice che esso esperire. Ignorare, ovvero non conoscere. Ed io, stamattina, ero una madre che stupidamente ha giudicato un’altra mamma come incapace di gestire il proprio bambino. Poi però, per fortuna, mi son ricordata di questo servizio Delle Iene, mi sono ricordata di quelle mamme, mi sono ricordata di quelle lacrime, amare. Stamattina, nello studio medico, quella mamma si è inginocchiata verso il suo bambino e lo abbracciava come volerlo calmare. Nonostante ciò, il mio Emanuele si è svegliato e lei mortificata mi ha chiesto scusa. Ho risposto con il cuore, le ho sorriso e le ho detto che non è successo nulla, che son bambini. Poi mi sono rivolta ad Emanuele ed in tono giocoso ho cercato di farlo approcciare al suo bambino. Il sorriso della sua mamma mi ha dato gioia e al contempo mi ha ferita perché io inizialmente le avevo puntato il dito contro e forse lei se lo aspettava. Ho avuto purtroppo conferma di quello che pensavo inizialmente, non sempre le mura fredde e sottili di uno studio sanno contenere il silenzio della discrezione. La mia riflessione è diretta prima di tutto a me, e poi a tutte le mamme e le persone in generale che spesso si fermano all’apparenza. A chi pensa che già ha troppi problemi per badare anche a quelli altrui. A chi si crede superiore, solamente perché non si è mai trovato ad affrontare queste prove.
Riflettete, respirate e nel caso, se proprio reputate che sia utile, parlate. Ma non giudicate mai se non avete indossato le stesse scarpe per lo stesso cammino.

Insegnerò ad Emanuele che la miglior cura per molte cose è essere amorevole, sorridere ed essere presente. Sempre.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alex ha detto:

    Sei una GRANDE DONNA e MAMMA

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  2. Lelarossi58@libero.it ha detto:

    Ho tanti anni più di te, sei più giovani dei miei figli più piccoli, sei una ragazza splendida. Mai giudicare, se non abbiamo mai camminato nelle scarpe altrui….hai ragione. E credo servirebbe soltanto un po’ più di comprensione e di solidarietà…

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